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Scarica l'approfondimento professionale sulla storia e la composizione del gelato


La nascita del Gelato

Alla richiesta: "Chi ha inventato il gelato?" possiamo rispondere parafrasando la risposta data da Ulisse a Polifemo: "Nessuno"!
Possiamo sicuramente affermare che furono tanti i "Nessuno" che inventarono, scoprirono, realizzarono nel corso dei secoli il Sorbetto gelato, il Sorbetto granito, il Sorbetto spongato e nei tempi moderni il Gelato odierno, con tutte le sue derivazioni e "deviazioni" dai nomi più impensati e fantasiosi.
Di certo vi è che del gelato non esiste nessuna anagrafe e, sino a poche anni fa, non esisteva nemmeno lo stato civile.

Preferiamo ipotizzare e disegnare la nascita del nostro gelato nella lontana notte dei tempi come della fresca neve addolcita con del miele e profumata con dei succhi di frutta in una vecchia coppa di legno o di terracotta. Quale più fresca delizia nei momenti di calura! Il piacere sarà stato per gli uomini di allora quello che ci offre oggi un buon gelato artigianale.

È noto che le grandi civiltà cinesi conoscevano già 3000 anni addietro la produzione del freddo e con essa la conservazione degli alimenti.
È quindi facile immaginare come le bevande venissero raffreddate e forse anche ghiacciate per il ristoro estivo. Non è difficile immaginare come dalla Cina certe usanze venissero "esportate" nella vicina India, da questa verso Occidente ai Persiani, agli Arabi raggiungendo le coste del nostro Mediterraneo. Sappiamo delle famose "ghiacciaie" nella reggia di Mari sulle rive del medio Eufrate, sappiamo delle profonde buche che Alessandro Magno faceva scavare lungo i percorsi dei suoi eserciti per conservare neve e ghiaccio da distribuire quale refrigerio ai suoi uomini durante le calure estive, sappiamo delle neviere in Grecia che facevano esultare Simone di Ceo: "Che la neve si seppellisca viva, perché viva, si conservi e ringentilisca l'estate e sotterrata più graziosa e leggiadra divenga..."
Anche i Romani servivano nelle loro Termopolia l'idromele, che altro non era che dell'acqua dolcificata con del miele e raffreddata con neve e/o ghiaccio.


La canna da zucchero

Un notevole passo in avanti avvenne quando, alla fine del IX secolo, gli Arabi occuparono la Sicilia e l'Andalusia. Dobbiamo ricordare che furono gli Arabi ad insegnarci la cultura della canna da zucchero e che solo per mezzo di questo tipo di zucchero si rese possibile realizzare un primo esempio di "qualcosa" di ghiacciato ad una certa consistenza. Gli Arabi conoscevano il sorbetto (sharbat: termine arabo) che, sappiamo oggi, era un composto di succhi di frutta, erbe, petali di fiori, tuberi e zucchero portato a cottura con acqua, reso denso per concentrazione come uno sciroppo e raffreddato in modo che lo zucchero permettesse di "candire il vegetale e di conservarlo" come raccontano i testi.



Il sorbetto arabo era quindi una bibita che si consumava calda o fredda. In Sicilia si realizzarono le condizioni ideali per un "salto in avanti" di valenza storica verso la realizzazione della primo "sorbetto granito" come lo indicò uno dei maggiori cuochi, credenzieri e liquoristi del settecento, Vincenzo Agnolotti. Infatti qui si realizzò la felice coincidenza degli elementi indispensabili per la realizzazione di questo "sorbetto granito" e cioè la neve in abbondanza sull'Etna, sulle Madonne, sui monti Iblei, il sale marino a profusione lungo le coste dell'isola (indispensabile per ottenere temperature negative), lo zucchero di canna coltivata sul posto ed i limoni verdelli dagli stessi Arabi introdotti in Sicilia per la realizzazione dell'odierna Granita di Limone. Il punto di partenza verso realizzazioni più evolute che oggi rappresentano il nostro mondo del gelato.



Il Rinascimento e l'invenzione delle ghiacciaie

Altro passo in avanti nel Cinque-Seicento, quindi all'inizio del Rinascimento, nella Firenze medicea, dove Bernardo Buontalenti, "uomo di sagacissimo intendimento e nominatissimo per ingegno" creò nella città le prime "ghiacciaie" per la conservazione di neve e ghiaccio, che avevano doppia funzione: una fisiologica, quindi il piacere di raffreddare bevande e cibi, ed una merceologica e tecnologica, ossia il ghiaccio per la conservazione dei generi deperibili.
In quel periodo Caterina de' Medici, andando sposa a Enrico II di Valois, futuro re di Francia, si prepara a salpare per Marsiglia, dove avviene lo sposalizio nel quale, per la prima volta, viene servito un dolce freddo "ghiaccio all'acqua inzuccherata e profumata".


Il "Café Procope"

Il sorbetto lascia quindi l'Italia, suo paese d'elezione, e si diffonde in Francia, da dove continuerà il suo cammino verso i paesi centrali e settentrionali dell'Europa e l'Inghilterra. Sarà poi da questo paese a varcare l'Atlantico per approdare nel Nuovo Mondo sempre per opera di italiani.

Tra questi non va dimenticato un giovane siciliano di Palermo, Francesco Procopio dei Coltelli, che nel 1686 crea a Parigi un esercizio pubblico nelle immediate vicinanze della famosa "Commedie Francaise", il "Café Procope" dove si serve caffé ghiacciato, sorbetti di frutta e di creme, fior d'anice e di cannella, francipane ed altre specialità siciliane. La fama di "più celebre Caffé letterario d'Europa" deriva dal fatto che i suoi clienti non erano soltanto gli attori e le attrici della Commedie Francaise, i bagarini, i claqueurs, i perditempo, i trovarobe, ma soprattutto degli intellettuali, scrittori, filosofi, letterati, drammaturghi, musicisti, militari tra cui Buffon, Rousseau, Voltair, Balzac, Victor Hugo, Diderot, D'Alembert, Gorge Sand, De Mousset, il Dottor Guillotin che regalò alla Francia la ghigliottina, il tenente Bornaparte che una sera lasciò in pegno il suo Bicorno per non avere avuto il denaro necessario a pagare le consumazioni offerte ai suoi amici...

Il "Café Procope" esiste ancora, anche se non più esercente la brillante attività che le diede lustro in tutta Europa.